giovedì 12 maggio 2011

12 maggio: frammenti - Quando la libertà si macchia di sangue

12 maggio 1974, in Italia si vota per uno dei referendum più dibattuti, controversi ed importanti della storia: il divorzio.

Il primo disegno di legge inerente l’introduzione del divorzio nell’ordinamento italiano è del 1965, ad opera del deputato socialista Loris Fortuna; Il 1º dicembre 1970, nonostante l'opposizione della Democrazia Cristiana, e con i voti favorevoli del Partito Comunista Italiano, del Partito Radicale, del Partito Liberale Italiano e della sinistra, il divorzio veniva introdotto nell'ordinamento giuridico italiano con la legge n. 898/1970, la cosiddetta legge Fortuna-Baslini (visionabile seguendo questo link) con una norma che rappresentava il risultato dell’integrazione del disegno di legge di Fortuna con quello del deputato Liberale Antonio Baslini.

Nello stesso anno, per esattezza il 25 maggio 1970 veniva varata la legge che istituiva il referendum (visionabile sul sito della Camera dei Deputati seguendo questo link)

Gli oppositori del divorzio iniziarono subito ad organizzarsi in maniera molto decisa e iniziarono ad organizzarsi per cercare l’abrogazione del divorzio attraverso l’utilizzo del neonato strumento referendario.

Gli italiani furono chiamati alle urne il 12 ed il 13 maggio 1974: la partecipazione fu massiccia in quanto si presentarono alle urne ,’87,7% degli aventi diritto. Il risultato fu che il 59,3% rispose no all’abrogazione del divorzio ed il 40,7% rispose si.

Tre anni dopo, il 12 maggio 1977 il partito Radicale organizza a Roma, in piazza Navona, una manifestazione per celebrare l’anniversario del referendum sul divorzio. Sono anni difficili per l’Italia: anni di crisi sociale ed economica, anni di piombo a causa del terrorismo e della violenza di matrice politica. Per far fronte a questa situazione vengono varati una serie di provvedimenti eccezionalmente repressivi quali la “Legge Reale”; uno di questi provvedimenti è un decreto-legge dell’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga col quale dà mandato al prefetto di Roma di vietare ogni manifestazione pubblica nel Lazio per tutto il mese di maggio.
Il decreto è chiaramente anticostituzionale ed illegale, richiamandosi ad un articolo di una legge fascista del ’31 già dichiarato incostituzionale nel ’61. Il Governo può limitare a scopo preventivo il diritto di pubblica e pacifica riunione, ma solo “per comprovati motivi di sicurezza e incolumità pubblica” (come recita l’art. 17 della Costituzione), da valutare caso per caso e non in maniera generalista ed indiscriminata.

La manifestazione radicale cade proprio nel periodo in cui tale decreto è in vigore e non viene annullata proprio per manifestare anche la contrarietà al repressivo decreto di Cossiga. La manifestazione non inizierà neanche.

Alle 13 la piazza ègiorgiana1 occupata dalle forze dell’ordine che ne sbarrano gli ingressi ed iniziano le prime cariche nei confronti di tutti quelli che si trovano a passare da quella zona (anche per caso): manifestanti, giornalisti, politici e semplici passanti vengono spinti e percossi violentemente. La situazione degenera e tutto il centro di Roma viene coinvolto. Decine e decine di lacrimogeni vengono sparati dalle forze dell’ordine, anche ad altezza uomo e tra gli spari dei lacrimogeni si sentono chiaramente anche colpi di armi da fuoco. Vengono notate più persone vestite da manifestanti e da “disobbedienti”, munite di pistola, chiacchierare e fumare tranquillamente con le forze dell’ordine. Si trattava di agenti in borghese infiltrati nella popolazione dei manifestanti. I disordini continuano per ore, con le prime luci della sera intervengono anche i blindati che continuano a sparare lacrimogeni e non solo contro la folla. Alle 20 si compie la tragedia: Giorgiana Masi, una studentessa diciannovenne appartenente ad un collettivo femminista, è in mezzo alla folla in piazza Belli. Alla vista dei blindati delle forze dell’ordine, spaventata dalla giornata e dai continui spari di lacrimogeni si volta per scappare, come fanno tutti gli altri, ma fa solo pochi passi: la vedono cadere di schianto, a braccia tese, “sarà inciampata” pensano tutti, ed alcuni cercano di darle una mano a rialzarsi prima dell’arrivo dei veicoli militari…. ma le non si rialza. La soccorrono immediatamente, ma è agonizzante e in ospedale arriverà già morta. Alla fine della giornata si conteranno decine di feriti tra manifestanti e passanti, e un ferito tra i carabinieri.

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Particolare della targa posta su Ponte Garibaldi a Roma, dove Giorgiana Masi fu uccisa

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