mercoledì 25 maggio 2011

L’insostenibile incertezza sul referendum

Gli obiettivi sono chiari, ma la lenta agonia dell’attuale esecutivo sembra aver ormai intrapreso una strada irreversibile. Ovviamente il premier continua ad affermare il contrario, a suo esclusivo uso e consumo: il voto di fiducia incassato è visto da Berlusconi come "la conferma che c'è una maggioranza con la quale si può lavorare e attuare quel piano importante di riforme". Sul fatto che la maggioranza ci sia, il voto di fiducia è risultato chiaro in merito, ma poi ci si chiede dove sia la maggioranza negli altri casi (vedasi le 5 volte in cui il governo è stato battuto sulla tematica delle carceri la scorsa settimana). E’ palese come la tenacia con cui certi “rappresentanti” del popolo italiano siano incollati al proprio posto sia dovuta più alla convenienza personale che al bene del paese.

Per qualcuno è infatti “normale” che ci siano dei soggetti cosiddetti “responsabili” che con un cambio repentino di rotta e di idee politiche vadano a sostenere una maggioranza ormai decadente per un semplice e, a volte, malcelato esclusivo tornaconto personale… Quelle stesse persone che lodano questo manipolo di “ardimentosi” che tengono il governo ed il paese per il collo qualche hanno fa hanno gridato allo scandalo istituzionale quando un gruppo di parlamentari centristi, eletti con il centrodestra, sostituirono Rifondazione comunista che, ritirando il proprio appoggio esterno al governo Prodi, ne determinò la caduta, favorendo la nascita del governo D'Alema. Ma si sa, in Italia il criterio dei 2 pesi e 2 misure è molto praticato ed è criticato solo quando va a proprio scapito.

Non possiamo immaginare quanti avrebbero negato la fiducia ieri, se non fossero abbondantemente influenzati dai tornaconti personali (dai sottosegretariati a scendere….), ma sicuramente possiamo dire che ormai le decisioni del Parlamento Italiano sono frutto non della coscienza degli eletti, ma da “bonifici” politici e non solo.

Queste “osservazioni” non cambiano, però, la sostanza del problema: cosa ne sarà del referendum? In merito ci viene in aiuto l’intervento del responsabile della campagna referendaria di Greenpeace Salvatore Barbera, il quale, in un intervento a “ilsalvagente.it” dichiara che ora “Si prosegue su due livelli: attendiamo il verdetto della Cassazione e poi c’è la questione della Corte Costituzionale, alla quale l’Idv ha già dichiarato di voler ricorrere. Il fatto assurdo è che a meno di 15 giorni dal voto ancora non si capisce se il referendum si farà o meno, mentre all’estero, come ci hanno segnalato oggi alcuni dei nostri cittadini-sostenitori dalla Spagna, sono state già consegnate, e probabilmente votate, le schede per il quesito sul nucleare. Schede che, se il referendum venisse annullato, andranno distrutte”.
Per quanto riguarda gli scenari possibili che si possono aprire Barbera aggiunge: “Si respira un clima di grande incertezza, la situazione è poco chiara e la partita aperta. Dalla Corte Costituzionale potrebbero uscire fuori diversi scenari: il referendum è invalidato ma vengono accolti gli stessi princìpi chiesti dai referendari, quindi il governo è impedito a legiferare sul nucleare per 5 anni, come successe già successo nel 1978 per alcuni referendum promossi dai radicali; viene disdetto il blocco del decreto e quindi si va al voto comunque; nella peggiore delle ipotesi la Corte rende valido il decreto e il referendum salta. Nei primi due casi canteremo vittoria, nel terzo sarebbe un disastro.”.

In ogni caso l’aspetto su cui si può fare maggiore affidamento è la pronuncia della Suprema Corte (che dovrebbe riunirsi lunedì per iniziare l’esame del caso) sul fatto che, le norme presenti nel decreto Omnibus, colpiscano o meno "i principi ispiratori della complessiva disciplina preesistente". Il punto sarà sicuramente oggetto di acceso dibattito, infatti quello su cui la Corte dovrà pronunciarsi è la cancellazione dei principi ispiratori di una disciplina, non di una “possibilità politica” a tutto tondo, infatti non crediamo che la Corte possa imporre al potere legislativo di eliminare ogni sviluppo inerente una politica sul nucleare, in quanto, se così fosse, svolgerebbe delle azioni non di sua competenza.
Anche per questo motivo è auspicabile che il referendum si faccia!

Per chiudere, ricordiamo che, anche se il referendum si farà e vi sarà la vittoria dei SI, il governo non potrà legiferare in materia per 5 anni (ricordiamo i referendum contro il nucleare svoltasi dopo Chernobyl), ma non si può, allo stato della legge, ottenere per via referendaria l’abbandono perenne della possibilità di introdurre il nucleare in Italia, infatti tra 5 o più anni si potrà nuovamente legiferare sulle disposizioni oggetto del referendum

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