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venerdì 1 luglio 2011

Web di regime?

L’informazione è nuovamente sotto attacco. Dopo gli esempi che abbiamo avuto modo di descrivere su queste “pagine digitali”, è arrivato il momento degli attacchi alla rete.

A seguito della delibera 668/2010, la quale entrerà in vigore dal prossimo 6 luglio, l’AGCOM (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) diventerà giudice e censore del web, infatti essa potrà chiedere la chiusura od il blocco dei siti nei quali, sia stata segnalata una violazione ai diritti d’autore.
Il procedimento generato da questa norma è abbastanza curioso, in quanto consente, in pratica, ad un organo amministrativo quale è l’AGCOM, di comminare sanzioni senza l’intervento del sistema giudiziario.
Il tutto avverrà in termini brevissimi: Il gestore del sito che si accusa di contenere materiale protetto dal diritto d’autore avrà a disposizione 48 ore di tempo per rimuovere i contenuti illeciti; se quest’ultimo si ostina a non rimuovere il contenuto, l’Authority, dopo un contraddittorio tra le parti, di durata non superiore a cinque giorni, potrà procedere alla eliminazione dei contenuti.
Data la strettezza dei tempi a disposizione è palese quale possa essere la “qualità” del contraddittorio tra le parti, senza contare la questione inerente i tempi di notifica. In pratica si fa solamente il gioco del segnalatore, in quanto le possibilità di difesa sono pari a zero.

diritto-all-oblio-e-bavaglio-ad-internetTutto questo porterà ad un costante rischio anche per molti siti stranieri, da Youtube a Facebook: quanta gente posta video, immagini, canzoni sui propri profili di facebook? Milioni. A causa di questo verrà allora bloccato facebook appena l’immancabile artista tignoso farà, con estremo puntiglio, notare la cosa all’Autorità?

A questo vogliamo aggiungere un altro potenziale pericolo: l’AGCOM è TEORICAMENTE un organo indipendente, ma in pratica è di derivazione politica in quanto i suoi otto commissari sono eletti per metà dalla Camera dei deputati e per metà dal Senato, e il presidente è proposto direttamente dal Presidente del Consiglio.
Le possibilità che ci possano essere interventi “mirati”, fatti appositamente per contrastare un mezzo che è impossibile (fortunatamente) controllare in altro modo non sono aprioristicamente da escludere.
Forse la maggioranza ha preso atto di quanto sia stata importante la rete per far fallire il tentativo governativo di far saltare i referendum ed accelera in una direzione che le può permettere di controllare in qualche modo anche il Web oltre ai media tradizionali?

martedì 21 giugno 2011

Berlusconi e la verifica di governo

“La caduta del governo sarebbe un danno per il Paese”, “sarebbe una sciagura rimettere tutto in discussione con una crisi al buio, proprio ora che dobbiamo riagganciare la crescita. E non lasciare il Paese in balia delle ‘locuste della speculazione’”.
Queste sono le parole di Berlusconi appena pronunciate durante la verifica di governo al Senato, chiesta dal Presidente Giorgio Napolitano dopo l’uscita dal governo di Futuro e Libertà e l’ingresso della compagine dei “Responsabili”.

L’intervento del premier inizia con le seguenti parole: “Sono certo che il governo uscirà rafforzato da questo passaggio parlamentare. Le richieste di dimissioni sono un mero esercizio di propaganda”. Berlusconi continua affermando che “Vogliamo completare il nostro mandato fino alla scadenza naturale della legislatura. I cittadini potranno giudicare complessivamente il nostro operato attraverso le elezioni politiche generali. Non c'è alternativa a questo governo, le tre o quattro opposizioni sono divise tra loro e non sono in grado di esprimere un leader. Insomma le contraddizioni della minoranza sono più gravi dei travagli della maggioranza”.

Il timore di essere in balia dei suoi alleati sembra forte, il discorso, dai toni molto sommessi, ha mirato più che altro a tranquillizzare e rinsaldare le varie anime che compongono la maggioranza. La strategia della paura, vecchio cavallo di battaglia del cavaliere, si è esplicata anche oggi nel momento in cui ha definito “sciagurata” l’ipotesi di ricorrere alle urne. A nostro avviso l’unica cosa realmente sciagurata per il Paese è il costante immobilismo in cui si trova ormai da tempo questo governo, impegnato più che altro a trovare soluzioni ai problemi giudiziari del suo capo e ad effettuare costanti campagne acquisti nei due rami del parlamento.

Berlusconi ha proseguito il suo discorso parlando della riforma fiscale tramite il ridisegno dell'impianto delle aliquote: "Ce ne saranno solo tre e più basse" e della "revisione del patto di stabilità interno" per "premiare i comuni virtuosi" e "punire" quelli che non lo sono.
A queste parole l’Italia intera aspetta con ansia la prova dei fatti. In una situazione economica in cui la riduzione delle tasse sarebbe controproducente per il bilancio statale attendiamo la proposta concreta di Tremonti. Le parole sentite oggi sono solo propaganda.

Voglio un ministero sul mio pianerottolo!

Articolo 114 della Costituzione
La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione.
Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento.

Continua la telenovela tutta italiana sullo smembramento dei ministeri.

Secondo l’intesa PdL – Lega, in merito alla questione dei ministeri al nord, si mira a dare la facoltà al governo di istituire "sedi di rappresentanza operative" in altre aree del territorio senza "oneri a carico dello Stato", questo "nel pieno rispetto dell'articolo 114 della Costituzione e del principio della complessiva intangibilità delle funzioni di governo e della unicità della sede in cui le stesse funzioni devono svolgersi".

A questo punto le domande da porsi sono molteplici: una sede di rappresentanza può essere operativa? Istituire nuove sedi può essere possibile “senza oneri a carico dello Stato”? Probabilmente si, ma questi oneri allora ricadrebbero sugli enti locali in cui tali “sedi di rappresentanza” verrebbero ad essere realizzati: in qualsiasi modo si giri la situazione le spese sarebbero elevate e, ovviamente, graverebbero sulle tasche dei cittadini.
A quanto ammonterebbero questi costi? Dare una risposta precisa ad una domanda del genere non è possibile, essendo molteplici le varianti in gioco. Uno studio de “Il Sole 24 ore” afferma che spostare 4 ministeri come sbandierato da Bossi domenica a Pontida, verrebbe a costare dai 2 ai 2,5 miliardi di euro all’anno mentre istituire le sedi di rappresentanza costerebbe almeno 11 milioni di euro all’anno.

Continuiamo a chiederci a chi gioverebbe una situazione di questo genere... Bossi continua ad affermare che in Europa si sta andando in questa direzione, citando ad esempio Germania ed Inghilterra; in verità la situazione che si sta verificando in Germania è l’assoluto contrario: Lo Stato tedesco, infatti, ha deciso di trasferire a Berlino i sei ministeri che sono rimasti a Bonn (in tutto vi sono 14 ministeri). I tedeschi, che pure stanno trainando la ripresa in Europa, sono convinti che la soluzione migliore dal punto di vista organizzativo ed economico sia l’accentramento dei dicasteri.

lunedì 20 giugno 2011

Misteri e Ministeri

Meno male che quest’anno si festeggiano i 150 anni dell’Unità d’Italia!
Non ne abbiamo ancora sentite abbastanza: i problemi veri e seri del paese continuano a passare in ennesimo piano, considerando quali sono le cose che stanno a cuore dei personaggi che ora ci governano.

Lo spostamento di alcuni ministeri al “Nord” continua ad essere un tema caldo. Ci auguravamo che si trattasse di una boutade figlia del trauma elettorale subito dal centrodestra, invece si tratta di una proposta ancora ben presente. Come se spostare 3 ministeri fosse la soluzione di tutti i mali del paese...
Ci chiediamo cosa passi nella testa di alcune persone, come sia possibile turlupinare gli italiani con queste tematiche senza alcun senso... Probabilmente alla Lega sta a cuore questo tema perchè i suoi organi dirigenti hanno una serie di conoscenze che vorrebbero piazzare in qualche ministero locale? Non vediamo molte altre spiegazioni plausibili, considerando l’enorme spreco di denaro pubblico che una tale operazione implicherebbe: spostare un ministero significa spostare tutta una serie di strutture, infrastrutture, impiegati eccetera... tutte cose che, come sempre, vanno ad infilare la mano nelle tasche di chi scrive, di chi ora sta leggendo questo articolo, e di tutti gli italiani che fanno il loro onesto dovere di contribuenti.

Sono già molte le voci che si stanno sollevando e le azioni che si stanno preparando all’interno della maggioranza per ostacolare questa proposta che è sempre più simile ad una trovata pubblicitaria di bassa lega. Domani, durante la verifica di maggioranza si saprà chi è favorevole e chi è contrario alla “proposta” leghista, ma il solo fatto che personaggi politici profumatamente stipendiati con i nostri soldi sprechino il loro tempo anche solo a pensare ad una simile sciocchezza ci fa ritenere sempre più come l’unica strada percorribile dignitosamente per il nostro paese siano le elezioni anticipate.

venerdì 17 giugno 2011

Verifica. E dopo fiducia o cosa?

22 giugno.
Questa è la data in cui il premier Berlusconi si presenterà alla Camera dei Deputati per la verifica chiesta dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
La verifica è stata chiesta dopo le nomine dei nuovi sottosegretari nominati dal governo e mira a rendere chiaro lo stato di salute ed i numeri della maggioranza.
Il modo in cui si terrà la verifica è ancora da definirsi: il governo attende le mosse dell’opposizione, la quale deciderà solo nei prossimi giorni quali mosse adottare.

L’aria che si respira fa presagire che non ci sarà una esplicita mozione di sfiducia da parte dell’opposizione: il centrosinistra è convinto che il governo, nonostante le recenti sconfitte elettorali, possieda ancora i numeri in Parlamento.
Ago della bilancia è, stavolta come in molte altre occasioni per il governo, la Lega. Domenica a Pontida si scopriranno le carte in merito alla loro strategia politica ed alle richieste che muoveranno sicuramente e fermamente al PdL ed al Governo tutto.

L’opposizione definirà le sue mosse dopo questo appuntamento. Le parole di Berlusconi pronunciate dopo il consiglio dei Ministri lo dipingono ''intimamente convinto che non ci sia un'alternativa per l'Italia a questa maggioranza e a questo governo". Di certo in parlamento sarà molto difficile raggiungere accordi per eventuali governi tecnici o che non prevedano Berlusconi come premier.
Il Parlamento, però, non è più secondo noi espressione dell’opinione del popolo italiano. Cercare e trovare una strada per andare alle urne è, a nostro avviso, l’unica strada possibile. Per questo ci auguriamo che il centrosinistra vada in questa direzione, senza cercare improbabili aggregazioni al solo scopo di raccogliere tutte le forze contrarie a Berlusconi. Come hanno dimostrato le elezioni amministrative sono la coerenza e la programmazione che portano alla vittoria, unite al fondamentale apporto democratico delle elezioni primarie. Seguire questa strada, realizzare un programma di governo serio, incentrato sui cittadini e sul lavoro (cosa che con la destra non si è mai vista e realizzata) e dialogare criticamente e costruttivamente con le forze politiche omogenee. Questa è l’unica strada. La storia lo ha dimostrato... non dimentichiamocene ancora una volta!

lunedì 13 giugno 2011

Referendum: vittoria del popolo!

Nonostante gli innumerevoli tentativi di farlo saltare, nonostante la scarsità di informazioni sui canali mediatici canonici, nonostante le date errate comunicate dai TG, nonostante le dichiarazioni di inutilità, incoerenza, pretestuosità e chi più ne ha più ne metta.... il quorum è stato raggiunto!

Le buone avvisaglie già si sono sentite domenica mattina, con la percentuale di votanti già sopra all'11%, e da quel momento in avanti è stata una trionfante cavalcata verso quel quorum che non si raggiungeva dal 1995.
referendum-2011Oltre il 57% è il dato conclusivo, con l'importante "ciliegina" rappresentata dal raggiungimento del quorum in tutte le regioni italiane. Il messaggio è forte e parte da tutta Italia: ci siamo rotti di veder soffocata la nostra voce, è ora di gridare forte le nostre opinioni, soprattutto quando queste sono scomode per chi ci governa.

I pidiellini stanno già iniziando a sminuire il risultato... è ovvio, visto che i risultati sono un ulteriore schiaffo alla politica di questo governo (politiche energetiche e giustizia sono argomenti forti ed è forte il messaggio degli italiani: "quello che state facendo non ci sta bene!"). Lungi da noi l'idea di strumentalizzare il nobile istituto referendario, ma è inevitabile che la pronuncia del popolo sovrano abbia una valenza politica ed ancora più forte è il messaggio congiunto elezioni amministrative + referendum.
Ovviamente il governo non si farà da parte, nell'Italia del berlusconismo la dignità delle dimissioni non esiste... e prepariamoci ad altri colpi di teatro da parte di questa maggioranza minoritaria senza farci incantare da altre promesse da marinaio che non faranno altro che spingerci nel baratro (chi crede nella riduzione delle tasse e nella riforma fiscale favorevole al cittadino o è un utopista o è uno che punta alla sciagura del Paese).

La vittoria oggi sta tutta in un popolo che vuole riprendersi in mano il suo destino, stufo delle urla, delle promesse che durano il tempo di un respiro, degli editoriali di Libero che sprigionano sciocca sfiducia nelle capacità intellettive di noi Italiani.

A 150 anni dall'Unità d'Italia riuniamoci in nome del popolo e cacciamo chi ha trasformato in aceto il nostro buon vino.

Pagina dei risultati dei 4 referendum

mercoledì 8 giugno 2011

Per il governo il parlamento è solo un ostacolo

Continua l’agonia del governo, che, dopo le recenti sconfitte elettorali, i sotterfugi per bloccare la libertà di voto dei cittadini sul referendum, le deliranti proposte sullo spostamento al nord di alcuni ministeri, inizia a raccogliere i frutti di quanto ha seminato:
Governo e Maggioranza sono stati sonoramente battuti al Senato (fino ad oggi considerato il ramo del parlamento meno “problematico” per il governo) su un emendamento al decreto legge anticorruzione.
L'emendamento era interamente sostitutivo del primo articolo del decreto e prevedeva l'istituzione di un comitato di coordinamento anti corruzione presieduto dal presidente del Consiglio. Il presidente di turno, Domenico Nania, ha sospeso la seduta. Alla ripresa la maggioranza è andata di nuovo sotto su un altro emendamento.
Il governo, a seguito di questa ennesima débâcle ha deciso, alla riapertura pomeridiana della seduta, di presentare un emendamento per l'introduzione di un articolo aggiuntivo sul coordinamento anticorruzione, dopo la cancellazione dell'articolo 1 che affidava, appunto, questo organismo direttamente alla presidenza del Consiglio.

Le opposizioni insorgono, in quanto chiedevano opportunamente il rinvio del provvedimento in commissione per la riformulazione dell'articolo 1. In questo modo emerge evidente come il governo non intenda accettare il voto dell’aula e procedere per la propria strada. La soluzione posta in essere dal governo in merito consiste nel fatto che l'Aula riprenderà da domani l'esame degli emendamenti e dall'art.2 in avanti. Contemporaneamente l'emendamento del governo aggiuntivo all'art.1 sarà discusso in commissione.

Ovviamente la maggioranza ha accusato l’opposizione di strumentalizzare l’accaduto, senza considerare che si tratta di un ennesimo fatto chiaro: i numeri della maggioranza sono sempre più volatili e legati agli umori dei suoi componenti.

''Il governo tragga le conseguenze, la maggioranza è senza più prospettive” ha commentato il segretario del Partito Democratico Bersani; mentre per il capogruppo dell'Italia dei Valori in Senato, Felice Belisario, "il governo è stato battuto perché ormai è sotto la tenda ad ossigeno e la maggioranza gli sta togliendo quella poca aria che gli è rimasta. La caduta dell'articolo 1 del ddl governativo anticorruzione certifica che siamo ai titoli di coda della legislatura".

Da notare, inoltre, come durante i lavori dell'Aula, il Senato abbia approvato l'emendamento ''a prima firma Poli Bortone e Viespoli che obbliga coloro che occupano cariche pubbliche o assumono pubblici impieghi di giurare fedeltà alla Costituzione italiana". L'emendamento sottoscritto da tutti i gruppi parlamentari ha trovato il voto contrario della Lega Nord.
La replica dell’esponente IdV Pardi non è tardata ad arrivare: “Eppure i ministri della Lega sulla Costituzione hanno giurato, gli impiegati invece non possono secondo loro farlo: evidentemente le poltrone ministeriali valgono più dei principi generali". Come è possibile non essere d’accordo?

martedì 7 giugno 2011

Lega in silenzio, PdL senza parole.

Il vertice di Arcore tra Pdl e Lega si è concluso e i dettagli sostanziali di quello che è emerso sono ancora pochi.
La sensazione è che non vi sia stata nessuna svolta epocale e nessuna decisione importante, se non uno scontato quanto inutile “andiamo avanti”.

Le tematiche in discussione erano essenzialmente due; sul fronte fiscale resiste saldamente la posizione di Tremonti: non c’è nessuno spazio per ridurre le tasse e, se si vuole raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2014, è confermata la necessità di una manovra da 40 miliardi di euro. La riforma fiscale sbandierata dal premier dopo i ballottaggi rimane una semplice scatola vuota nella quale nessuno può dire se e come verrà riempita.

L’altra promessa fatta qualche giorno fa, cioè il passaggio di qualche ministero (o ufficio ministeriale) al Nord, non è stata maggiormente specificata. La proposta, nata con l’intento esclusivo di compiacere Bossi & C., è già stata ampiamente criticata anche da molti esponenti di Centro Destra, quali Alemanno. La totale inutilità di questa iniziativa è palese e comporterebbe solo un aumento dei costi della pubblica amministrazione con ulteriori aggravi sui cittadini, i quali di questo non hanno assolutamente bisogno!

A fine summit è toccato al neo segretario pdl Alfano rilasciare le dichiarazioni di rito: "Il rapporto fra tra Berlusconi e Bossi è solido", "Si è ulteriormente rafforzata la volontà di arrivare a fine legislatura". Tutte frasi di circostanza che non aggiungono nulla. Ciò che aggiunge qualcosa è, invece, il silenzio di Bossi e della Lega: dopo il vertice il Senatur e i colonnelli leghisti si chiudono a via Bellerio e, alla loro uscita, nessuno apre bocca.
La sensazione che la misura sia colma per la Lega si fa sempre più corpo. Le prossime verifiche del governo diranno se e come ci sarà ancora un futuro per questo governo.

domenica 5 giugno 2011

Referendum: Altre menzogne

Abbiamo parlato molto del nucleare, abbiamo lottato insieme a centinaia, migliaia di altre persone per dare un piccolo contributo alla sovranità popolare…
Abbiamo avuto fiducia in un paese nonostante tutto, convinti che la forza del popolo sia più forte degli interessi personali…
Abbiamo gioito di fronte alle azioni importanti intraprese da chi crede ancora che il governo debba essere nell’interesse del popolo…

Ancora una volta, però, abbiamo avuto ulteriore dimostrazione di come il potere esecutivo sia in mano a quella che non è eccessivo definire una dittatura, il potere legislativo è schiavo dello stesso esecutivo a causa dell’abusatissima decretazione di urgenza ed il potere giudiziario rischia sempre più di essere sottomesso ai desideri del governo; e, a questo, si aggiunge un’altra “perla” che non può lasciare indifferenti: nonostante le ultime parole sul referendum pronunciate due giorni fa da Berlusconi in cui affermava: ”ci asteniamo dal prendere posizione e ci adegueremo alla volontà dei cittadini”, è emerso da poche ore che il 1° giugno il premier ha chiesto all’Avvocatura generale dello Stato, di “intervenire” all’udienza della Corte costituzionale sull’ammissibilità del nuovo quesito sul nucleare dopo il via libera dato dall’Ufficio per il referendum della Cassazione. Dalla missiva in questione, firmata da Gianni Letta, emerge chiaro il mandato e l’obiettivo di Berlusconi: “evidenziare l’inammissibilità della consultazione”. Insomma, gli avvocati dello Stato chiederanno che i cittadini non possano votare sul nucleare. Tutto questo accadrà martedì 7, giorno in cui la Consulta analizzerà la richiesta dell’avvocatura di stato, la quale sostiene che quanto ha deciso la CentraleTrinoCassazione è illegittimo, in quanto sconfinerebbe nella valutazione sostanziale (invece che limitarsi all’analisi ed al giudizio sugli aspetti formali) ed, inoltre, che con il Decreto Omnibus il Governo ha modificato sostanzialmente le norme precedenti, oggetto del referendum, e per questo gli elettori voteranno un quesito “del tutto difforme rispetto a quello in base al quale sono state raccolte le sottoscrizioni necessarie allo svolgimento”. Con la decisione della Cassazione, inoltre, secondo l’avvocatura è cambiata la natura stessa della consultazione “che non è più abrogativa ma propositiva, se non consultiva…poiché non deriva dai commi 1 e 8 dell’articolo 5 la possibilità di realizzare centrali nucleari, né di dar corso ad una politica energetica fondata sul nucleare ne consegue che ciò che si chiede all’elettorato è di esprimersi sull’opportunità che in futuro, sulla base di nuove scelte, l’Italia adotti una strategia energetica”.

A questo punto i tentativi di boicottaggio sul referendum sono talmente tanti che viene spontaneo sospettare che il governo non voglia solo far saltare i referendum per evitare l’abrogazione del legittimo impedimento, ma che dietro a tutto questo (non dimentichiamo la scarsissima informazione e le costanti accuse dell’Agcom sulla mancanza di notizie accessibili sul referendum sui canali RAI) ci siano degli interessi economici enormi e ben precisi. Non dimentichiamo quanto “firmato” dal governo con l’azienda francese Edf (maggiori informazioni seguendo questo link) e chissà a fronte di quali interessi personali…. è chiaro come per l’ennesima volta chi ci governa ha pensato di guardare al proprio interesse sulla pelle di noi cittadini.

Non so cosa debba ancora accadere…….

martedì 24 maggio 2011

Nucleare: votata la fiducia

Alla votazione odierna alla Camera dei Deputati erano 606 i presenti: con 313 voti a favore, 291 contrari e 2 astenuti, la Camera ha votato la fiducia posta dal Governo sull'approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge, già approvato dal Senato, di conversione del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, recante Disposizioni urgenti in favore della cultura, in materia di incroci tra settori della stampa e della televisione, di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, di moratoria nucleare, di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti, nonché per gli enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo.

Sintomatico come, durante le dichiarazioni di voto, nessun membro del governo sia presente in aula per partecipare al dibattito. Anche da questo emerge chiaramente come il governo reputi il Parlamento non il luogo deputato4-Si-referendum a discutere per il bene del paese, ma come un ostacolo ai propri propositi.

A questo punto si attendono i riflessi che tale norma comporterà sui referendum: Di Pietro si augura che la Cassazione possa bloccare il provvedimento “che solo per finta sospende la costruzione delle centrali nucleari”.

Oltre a tutte le opinioni contrarie delle opposizioni sia sul ddl che sulla scelta di apporvi la fiducia, anche il WWF ha fatto sentire la propria voce in una nota: «Porre il voto di fiducia sul decreto legge omnibus che contiene lo 'scippo' del referendum sul ritorno del nucleare in Italia - su cui il governo non fa alcun passo indietro - è il tentativo disperato di impedire un confronto approfondito sul futuro energetico dell'Italia in Parlamento e nel Paese». Il WWF non ha mancato di stigmatizzare anche il reiterato silenzio che i media più importanti stanno praticando nei confronti delle prossime consultazioni referendarie.

martedì 10 maggio 2011

Il destino del referendum sul nucleare si compirà dopo il 17 maggio

Da poco è stato reso noto l’ordine del giorno della seduta del 17 maggio 2011 della Camera dei Deputati.

L’ordine del giorno della 473ma seduta pubblica dell’Assemblea prevede al punto numero uno la “Discussione del disegno di legge (per la discussione sulle linee generali): Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, recante disposizioni urgenti in favore della cultura, in materia di incroci tra settori della stampa e della televisione, di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, di moratoria nucleare, di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti, nonché per gli enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo (Approvato dal Senato)”

Si avrà, quindi, mercoledì prossimo l’inizio dell’iter inerente l’esame del disegno di legge che molto probabilmente segnerà il destino del referendum, sempre che l’esame termini in tempo utile per estrinsecare i propri effetti (cosa della quale non abbiamo molti dubbi). Di tale disegno di legge abbiamo abbondantemente parlato nel nostro precedente articolo seguente l’approvazione del ddl in commissione alla Camera avvenuto il 5 maggio e ricordiamo in proposito come tutte le richieste abrogative e modificative previste nel referendum sul nucleare siano state accolte.

La discussione assembleare al senato è iniziata il 12 aprile 2011 e si è conclusa il 20 aprile 2011 con l’approvazione del disegno di legge. Se non interverranno modifiche al ddl durante l’esame alla Camera (che comporterebbero un rinvio al Senato per un ulteriore esame) esso sarà definitivamente approvato.

Da un lato il risultato che si otterrebbe dall’approvazione del disegno di legge è lo stesso che deriverebbe dal successo del referendum sul nucleare. A questo punto viene spontaneo chiedersi perchè il governo abbia agito in tal modo, smentendo nei fatti la propria linea politica sull’energia prevista nel programma di governo (anche se il programma di governo è volutamente generico, al punto 1.2.5 parla di “partecipazione ai progetti europei di energia nucleare di ultima generazione”) e, soprattutto, effettuando una così brusca inversione di rotta in così poco tempo visto che le leggi modificate hanno meno di 3 anni e sono stati tra i primi provvedimenti del quarto governo Berlusconi e, nell’arco di pochi giorni si è passati da una possibile moratoria di un anno sull’onda emotiva della catastrofe nucleare giapponese, all’accoglimento totale delle richieste referendarie.

Forse alcuni sondaggi, sconosciuti ai cittadini, hanno destato qualche preoccupazione in qualcuno?

Forse per qualcuno è LEGITTIMO IMPEDIRE al popolo di esprimersi?

Forse non fa sempre comodo appellarsi alla volontà popolare per giustificare le proprie azioni?

venerdì 6 maggio 2011

Referendum: anche l’acqua a rischio

Dopo l’approvazione del decreto legge "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, recante disposizioni urgenti in favore della cultura, in materia di incroci tra settori della stampa e della televisione, di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, di moratoria nucleare, di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti, nonché per gli enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo" approvato ieri dalle commissioni riunite Bilancio e Cultura che, a nostro avviso, cancella le basi del referendum sul nucleare come abbiamo riportato in questo articolo, il Governo ha approvato il Decreto legge in materia di “Misure urgenti per lo sviluppo” il quale, tra le altre cose, prevede la norma sull’Autorità per l’acqua.

Il ministro dell’ambiente Prestigiacomo ha dichiarato che "L'organismo sarà autonomo, di nomina parlamentare con maggioranza qualificata dei 2/3, e raccoglierà ampliandola e perfezionandola l'eredità della Commissione "Conviri" che finora ha ben operato presso il Ministero dell'Ambiente".

Questo organismo avrà il compito di vigilare sulle risorse idriche e di effettuare opera di regolazione, anche tariffaria, delle medesime. Il ministro ha poi aggiunto che, in questo modo, "Ci saranno più garanzie per cittadini e per l'ambiente, più poteri regolatori sulle tariffe e sanzionatori per perseguire ogni possibile abuso”.

In base a quanto previsto in quest’ultimo decreto legge è possibile che ci siano delle ripercussioni sui referendum sull’acqua? Teoricamente no, visto che i due quesiti riguardano uno la privatizzazione dei soggetti gestori delle risorse idriche ed uno la possibilità che i prezzi vengano influenzati dal capitale investito. La norma, infatti, non cancella l’art. 23 bis  della Legge n. 133 del 6 agosto 2008 che prevede l’affidamento del servizio idrico a soggetti privati scelti tramite procedura di gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato e non modifica neanche la sostanza del secondo quesito referendario sull’acqua che prevede l’abrogazione del comma 1 dell’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 (articolo che prevede che il gestore del servizio idrico possa definire il prezzo del servizio anche in base a quanto egli ha investito nello stesso). Maggiori dettagli in merito saranno comunque disponibili nel momento in cui il testo del decreto approvato ieri sarà disponibile.

Rimane molto curioso l’atteggiamento del Governo che sta battendo tutte le strade, siano esse inerenti la normazione, siano esse inerenti l’informazione (basti vedere quanto abbiamo scritto sulla questione Referendum e RAI) per “boicottare” i referendum. A tal proposito ci chiediamo da cosa derivino queste ultime proposte normative… se da una effettiva convinzione sostanziale (e allora ci chiediamo come mai non si sia seguita tale linea politica già in precedenza invece di aver posto in essere normative totalmente contrarie) o se da una mera questione di opportunità legata al referendum di cui si parla di meno: quello sul legittimo impedimento.

giovedì 5 maggio 2011

Il governo fa spesa…

Durante l’odierna conferenza stampa, il Presidente del consiglio Berlusconi ha dichiarato che ''E' inconcepibile non modificare il numero dei parlamentari. E' una cosa assolutamente da fare''.

Riapre in questo modo un tema già affrontato in passato inerente la riduzione del numero di parlamentari che compongono attualmente Camera e Senato della Repubblica (rispettivamente 630 e 315 componenti, per un totale di 945). Emerge però in maniera molto chiara una certa “contraddictio”, infatti la dichiarazione si inserisce in un contesto che si muove nella direzione opposta.

Nella stessa conferenza stampa il Premier ha infatti annunciato la nomina di 9 nuovi sottosegretari:

  • al Ministero delle infrastrutture e trasporti: on. Aurelio Salvatore MISITI;
  • al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali: on.Roberto ROSSO;
  • al Ministero del lavoro e politiche sociali: on.Luca BELLOTTI;
  • al Ministero dello sviluppo economico: on. Daniela MELCHIORRE e on. Catia POLIDORI;
  • al Ministero dell’economia e finanze: on. Bruno CESARIO e sen. Antonio GENTILE:
  • al Ministero dell’ambiente: on. Giampiero CATONE;
  • al Ministero per i beni e le attività culturali: sen. Riccardo VILLARI.

e la ferma intenzione di non fermarsi a questi nomi, infatti lo stesso Berlusconi ha dichiarato ''Pensiamo a una decina di nuovi sottosegretari. In questo modo tanti parlamentari potranno trovare soddisfazione''. Su questo aspetto non abbiamo dubbi, in quanto ci sembra sempre più chiaro come al governo stia molto più a cuore la “soddisfazione” dei propri parlamentari (in special modo il gruppo “responsabile” che ha permesso al premier di rimanere in sella) piuttosto che quella dei cittadini.

''Stiamo facendo i conti, non possiamo non incrementare il numero dei componenti del governo. Stiamo pensando a un ddl apposito'' dichiara, inoltre, il presidente del consiglio. A fronte dei grossi problemi che deve affrontare il nostro Paese in questi tempi, in primis l’emergenza lavoro siamo profondamente convinti che siano assolutamente altre le cose che il Governo “non può non fare”.