mercoledì 8 giugno 2011

Per il governo il parlamento è solo un ostacolo

Continua l’agonia del governo, che, dopo le recenti sconfitte elettorali, i sotterfugi per bloccare la libertà di voto dei cittadini sul referendum, le deliranti proposte sullo spostamento al nord di alcuni ministeri, inizia a raccogliere i frutti di quanto ha seminato:
Governo e Maggioranza sono stati sonoramente battuti al Senato (fino ad oggi considerato il ramo del parlamento meno “problematico” per il governo) su un emendamento al decreto legge anticorruzione.
L'emendamento era interamente sostitutivo del primo articolo del decreto e prevedeva l'istituzione di un comitato di coordinamento anti corruzione presieduto dal presidente del Consiglio. Il presidente di turno, Domenico Nania, ha sospeso la seduta. Alla ripresa la maggioranza è andata di nuovo sotto su un altro emendamento.
Il governo, a seguito di questa ennesima débâcle ha deciso, alla riapertura pomeridiana della seduta, di presentare un emendamento per l'introduzione di un articolo aggiuntivo sul coordinamento anticorruzione, dopo la cancellazione dell'articolo 1 che affidava, appunto, questo organismo direttamente alla presidenza del Consiglio.

Le opposizioni insorgono, in quanto chiedevano opportunamente il rinvio del provvedimento in commissione per la riformulazione dell'articolo 1. In questo modo emerge evidente come il governo non intenda accettare il voto dell’aula e procedere per la propria strada. La soluzione posta in essere dal governo in merito consiste nel fatto che l'Aula riprenderà da domani l'esame degli emendamenti e dall'art.2 in avanti. Contemporaneamente l'emendamento del governo aggiuntivo all'art.1 sarà discusso in commissione.

Ovviamente la maggioranza ha accusato l’opposizione di strumentalizzare l’accaduto, senza considerare che si tratta di un ennesimo fatto chiaro: i numeri della maggioranza sono sempre più volatili e legati agli umori dei suoi componenti.

''Il governo tragga le conseguenze, la maggioranza è senza più prospettive” ha commentato il segretario del Partito Democratico Bersani; mentre per il capogruppo dell'Italia dei Valori in Senato, Felice Belisario, "il governo è stato battuto perché ormai è sotto la tenda ad ossigeno e la maggioranza gli sta togliendo quella poca aria che gli è rimasta. La caduta dell'articolo 1 del ddl governativo anticorruzione certifica che siamo ai titoli di coda della legislatura".

Da notare, inoltre, come durante i lavori dell'Aula, il Senato abbia approvato l'emendamento ''a prima firma Poli Bortone e Viespoli che obbliga coloro che occupano cariche pubbliche o assumono pubblici impieghi di giurare fedeltà alla Costituzione italiana". L'emendamento sottoscritto da tutti i gruppi parlamentari ha trovato il voto contrario della Lega Nord.
La replica dell’esponente IdV Pardi non è tardata ad arrivare: “Eppure i ministri della Lega sulla Costituzione hanno giurato, gli impiegati invece non possono secondo loro farlo: evidentemente le poltrone ministeriali valgono più dei principi generali". Come è possibile non essere d’accordo?

martedì 7 giugno 2011

Calderoli all’assalto di Roma

Ancora una volta ci troviamo davanti all’ennesima carnevalata da parte del nostro “governo” (e le virgolette non sono un errore di battitura).
Il ministro per la semplificazione normativa Roberto Calderoli ha appena depositato all'ufficio centrale elettorale della Cassazione la richiesta per una "proposta di legge sulla territorializzazione dei ministeri e delle altre amministrazioni centrali". La raccolta delle firme per la proposta di legge di iniziativa popolare partirà, come ha annunciato lo stesso Calderoli, da Pontida il 19 giugno.

Si tratta chiaramente di una proposta di legge per far prendere vita all’ultimo desiderio leghista: trasferire ministeri ed altre amministrazioni centrali nel nord Italia.
E’ proprio quello di cui hanno bisogno i cittadini… con tutti i problemi del paese, dal lavoro ai conti pubblici questi signori a cosa pensano? A spendere altri soldi (veramente tanti) per poter dire “abbiamo un ministero a Milano!”. Ma è forse questo che desidera il popolo? E’ questo che desiderano gli elettori della Lega? Se è così è certo che si sono tutti bevuti il cervello a nostro avviso.

Le reazioni a questa comica iniziativa si sono già sollevate numerose:
Renata Polverini, presidente della regione Lazio ed esponente del Popolo della libertà, ha commentato: ''L'iniziativa del ministro Calderoli è inaccettabile, un affronto alla Capitale dove i ministeri hanno sede da sempre. Questa ostinazione alimenta solo divisioni nel Paese e distrae l'attenzione da questioni più urgenti e serie per i cittadini che devono essere affrontate”.
Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori ha affermato: "Basta con le buffonate. I cittadini del Nord, come quelli del Centro e del Sud, vogliono che il governo affronti i problemi reali dell'Italia, che si occupi in particolare della crisi economica e del lavoro, non certo dello spostamento di ministeri".
Felice Belisario, presidente dei senatori IdV  rincara la dose: "Il governo non è scherzi a parte. Ormai siamo alle burletta. La lega fa finta di incassare qualche caramella da Berlusconi. Ma ormai non serve a niente. Domenica parleranno i cittadini con i referendum. E in ogni caso noi ci opporremo in ogni modo".

Oltre alla sostanza della proposta in sé, lascia ancora più di stucco il fatto che sia stata proposta da un ministro e, per giunta, dal ministro per la semplificazione. Evidentemente il concetto di “semplificazione” per Calderoli è qualcosa su cui sarebbe opportuno indagare profondamente….

Attendiamo nuovi sviluppi, consapevoli che, purtroppo, non c’è limite al peggio.

Anche la Corte Costituzionale ha detto si!

Finalmente possiamo affermare con certezza che anche il referendum sul nucleare si terrà regolarmente.
La Corte Costituzionale ha, infatti, appena ammesso il referendum così come è stato riformulato dalla Corte di Cassazione nella sua pronuncia della scorsa settimana.

I tentativi di boicottaggio da parte del governo si sono ancora una volta infranti di fronte alla legge (e ci auguriamo che non vi siano attacchi alla Consulta da parte di qualche esponente della maggioranza) e, finalmente, a 5 giorni dal voto, i cittadini hanno finalmente la certezza di poter esprimere la propria opinione.

Il comitato promotore ha rilasciato una nota nella quale scrive che "Dalla Consulta arriva l'ennesimo e definitivo stop alle pretese di un governo che con una mano lascia libertà di voto e con l'altra cerca con ogni mezzo di sabotare il referendum. Ora la parola passa ai cittadini".

La Corte Costituzionale ha deciso all’unanimità secondo quanto riportato da fonti vicine al supremo organo, ora non resta che attendere le motivazioni di tale decisione (redatte dal dal giudice Giuseppe Tesauro) che dovrebbero essere depositate in giornata.